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Con la trottola si può giocare in solitudine, facendola saltare – fosse molto piccola – sul palmo della mano; come pure si può organizzare la così detta “battaglia delle punte”. Occorrono solo due giocatori coraggiosi pronti a rischiare la propria trottola. Infatti la prima trottola delle due che rimarrà ferma dovrà essere colpita dall’altra trottola opportunamente indirizzata contro di lei dal concorrente al momento in vantaggio. Ma una volta che anche questi si fermi, nel senso che la sua trottola esaurisca le forze, il gioco riprende in una talora estenuante alternanza. L’obiettivo finale sarà distruggere la trottola dell’avversario; dopo di che il vincitore terrà con sé la punta della trottola che ha subito la sconfitta. Vincerà chi abbia collezionato più punte.

Ma guai a confinare questo gioco di sempre, affascinante e suggestivo, in una rincorsa guerriera! Contesa per le sue origini fra greci e romani, diffusa a macchia d’olio nell’Inghilterra del diciottesimo secolo, così come tra gli indiani del Nord e Sud dell’America, consigliata persino da Catone il censore come passatempo per bambini, custodita tutt’oggi in collezioni private nello studio di non pochi psicoanalisti, la trottola – o strummolo come termine alternativo – è un po’ il simbolo di chi trovi il suo equilibrio solo muovendosi. Tant’è che trottolina e trottolino sono ancora oggi gli appellativi scherzosi che si attribuiscono a bambine e bambini vivaci e irrequieti.

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